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Febbraio 2010

Postazioni militari a Palermo

 

       Nel vasto panorama storico siciliano, per intenderci parliamo dalla preistoria sino ai nostri giorni, il periodo di tempo occupato dalla Seconda Guerra mondiale copre un arco di tempo che se pur di breve, per fortuna, offre interessanti spunti di studio. E' questo il caso delle postazioni di difesa del territorio che furono costruite dai militari italiani col concorso, nel 1943, anche di imprese esterne sempre secondo capitolati disposti dal Regio esercito.

       Ancora oggi alcune di queste architetture militari fortificate, una sorta di archeologia industriale - militare, sono visibili lungo le strade e sulle alture del territorio palermitano a testimonianza di fatti bellici che non li videro coinvolti se non in minima parte, almeno ciò vale per le postazioni vere e proprie, mentre per le postazioni antiaeree il discorso è ben diverso in quanto svolsero un ruolo di contrasto notevole alle varie incursioni Alleate. Possiamo dire, quindi, che questi manufatti si sono conservati nel

               Belvedere di Trappeto (Fotografia Attilio Albergoni ©)  

tempo, sono passati ormai ben 67 anni, in modo ottimo pur se con qualche distinguo dovuto più all'incuria umana dei nostri tempi ed ai materiali dell'epoca, che ai dissesti bellici veri e propri. Proprio le postazioni dislocate sulla fascia tirrenica non risentirono più di tanto di assalti diretti da parte nemica, a differenza delle postazioni situate nel versante meridionale siciliano mediterraneo che furono investite, e difese dai militari italiani almeno nei primi giorni di sbarco Alleato, direttamente e con notevole forza d'urto sia di tiri navali che di carri armati e cannoni. Molte di queste postazioni sono andate distrutte nel dopoguerra per l'inevitabile ampliamento di strade e ferrovie, ma anche per edificare nuove abitazioni o, molto più semplicemente, perché erano d'intralcio ai trattori dei proprietari terrieri che dovevano lavorare i campi. Il lavoro di ricognizione e censimento che ho intrapreso alcuni anni or sono mi ha portato a catalogare siti e opere, anche quelle connesse alle attività militari ma non ricadenti nella classifica delle postazioni vere e proprie, sparsi nel territorio di Palermo  

                                                                                                                                         Castello Utveggio, posto d'osservazione (Fotografia Attilio Albergoni ©)        

che   resteranno un punto fermo nella memoria storica comunque vada il progresso. Non mi stancherò certo di augurare che gli  Organi competenti provvedano fermare la loro distruzione, non foss'altro per lasciare ai posteri una testimonianza di un periodo storico vissuto da questa terra, o quantomeno legiferare in merito almeno per arrestare il loro abbattimento indiscriminato. L'opera instancabile del 12° Genio Militare di Palermo nel settore di pertinenza del XII Corpo d'Armata della 6^ Armata fu meritoria e instancabile, non solo per i tempi stretti operativi del '43, che videro un'accelerazione delle fortificazioni costiere, ma anche per la carenza di cemento e ferro, sopratutto, che fecero si che le costruzioni potessero reggere soltanto ad un assalto molto limitato nel tempo e di calibri medio - piccoli.     Certo queste opere sono ben lontane dal somigliare a quelle imponenti tedesche del Vallo Atlantico, ma restano comunque delle strutture fortificate che almeno non dovettero fruire del contributo forzato delle braccia dell'Organizzazione Todt

                                                                                                                                                                                                                                                                                                      

 Cefalù, postazione costiera scoperta. (Fotografia Attilio Albergoni ©)

 

                                                                                                                                                                                                   Attilio Albergoni

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